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LE CHIESE
Periodo Longobardo
S. SALVATORE A CORTE
La chiesa di S. Salvatore a Corte costituisce, assieme a quella di S. Giovanni a Corte e di S. Michele a Corte, il gruppo di chiese che costeggiavano il perimetro dell'area palaziale (che oggi sorge tra Corso Gran Priorato di Malta, via Principi Longobardi e via S. Michele a corte). Esse erano poste rispettivamente ad ovest, a nord e ad est del palazzo reale longobardo e, tramite la loro collocazione, il clero, oltre a svolgere le funzioni ecclesiastiche, svolgeva anche le funzioni di vigilanza civica, come consueto a quel tempo.
Essa fu fondata per volere della contessa Adelgrima nel 960. Le spoglie furono ivi sepolte ma successivamente traslate nel Duomo, sotto l'altare maggiore della cappella del Sacramento. La data di fondazione indica, inoltre, un importante avvenimento per l'Italia e per l'Italiano: risale, infatti, al 960 il primo documento in lingua volgare italiana redatto proprio dinanzi alla Chiesa di S. Salvatore a Corte. Detto documento, il Placito Capuano, fu redatto a risoluzione di una controversia giuridica tra l'Abazia di Montecassino e un signore di Aquino riguardo i confini di una terra contesa da entrambi. Tre testimoni vennero con una carta in mano indicante l'area interessata e con l'altra mano indicarono i confini della terra che spettava, dunque, all'Abate di Montecassino. Tale documento recitava: Sao ko kelle terre per kelli fini ke ki li possette trenta anni parte sancti benedicti.
La chiesa si presenta su due ordini. La parte superiore, liscia, presenta un rosone costituito da blocchi in tufo. Il tufo è un materiale tipico del casertano e molto usato dai longobardi, tant'è vero che è in tufo anche il triforium che precede il portale d'ingresso, così come il campanile. Di chiara matrice longobarda sono anche i capitelli del suddetto triforium, della bifora del campanile e delle colonne delle navate, in quanto presentano le foglie di acanto in sostituzione di quelle di palma.
E' possibile notare, inoltre, entrando nella Chiesa, che il piano di calpestio della strada è rialzato rispetto a quello della chiesa: questo perché, anticamente, i due livelli erano uguali; ciò spiega l'esistenza della scala d'ingresso.
L'impianto basilicale è a tre navate con abside unica. La cosa che salta subito agli occhi sono le colonne incassate a muro nelle due navate laterali; queste sono frutto di un successivo rimaneggiamento di epoca sveva e hanno la particolarità di non essere allineate con le altre colonne della navata centrale, contrariamente, quindi, a qualsiasi regola architettonica. Questa anomalia porta, infatti, a pensare che vi fossero altre due navate, una a destra e una a sinistra, e che le colonne che vediamo oggi fossero allineate con quelle delle navate oggi andate distrutte (Granata). Anticamente, quindi, le navate della chiesa erano cinque.
L'abside, inoltre, era affrescata, come testimoniano i resti di affreschi del X secolo sotto le arcate delle colonne della navate centrale. Particolarmente interessante sono le monofore presenti sulla navata destra che, molto probabilmente, sono i resti di un antico matroneo al quale le donne accedevano per assistere alla Messa senza essere viste. A tal proposito, la chiesa era collegata direttamente al palazzo reale mediante un transetto.
Di particolare importanza sono anche l'altare ed il leggìo, rara testimonianza di scultura orientale presente in Campania: sul primo sono rappresentate delle chimere e sul secondo una figura leonina. Entrambi sono materiali di spolio, quindi utilizzati dai longobardi esclusivamente per scopi strutturali.
Oggi la Chiesa è sede del Museo di arte sacra contemporanea, fortemente voluto dal nostro vescovo.
S. ANGELO IN AUDOALDIS
Fondata nel IX secolo, la Chiesa di S. Angelo in Audoaldis prende il nome dalla nobile famiglia longobarda Audovalt (o Audovaldi) che aveva dimora nelle immediate vicinanze. Originariamente situata al di fuori della cinta muraria del nucleo longobardo, essa vi fu successivamente inglobata in seguito allampliamento della suddetta ad opera dei Normanni.
Con la dominazione vichinga (1062-1197), furono apportate numerose modifiche di ordine sia amministrativo che architettonico; una volta confiscata dai Normanni nel 1072, infatti, la Chiesa fu donata allAbate Desiderio da Montecassino (futuro papa Vittore III) per poi essere ceduta, sette secoli dopo, nel 1704, allarcivescovo di Capua; a questo stesso periodo, inoltre, risale il più importante restauro, quello del 1073, che ha donato allantica chiesa longobarda lattuale assetto. Oggetto di numerosi altri interventi, ad oggi la Chiesa presenta una pianta basilicale a tre navate delimitate da pilastri e terminanti in unabside trifora a sostituzione dellimpianto originale tardo romano o bizantino a navata unica. Il portale romanico è situato nellarcata centrale della zona dingresso ed è sorretto da due colonne il cui architrave reca un distico di dedica allArcangelo Michele, protettore dei Longobardi. Hic salvandarum dux Angelus est animarum / haec sibi qui castra facientes ducat ad astra, vale a dire: Qui cè lAngelo condottiero delle anime da salvare affinché conduca al cielo coloro che stanno costruendo in suo onore questa città-fortezza.
La pavimentazione interna è pregiata ed è composta da tessere in marmo bianco e colorato, mentre nella struttura esterna è possibile rilevare lutilizzo di materiali di spoglio provenienti da edifici più antichi, alcuni anche di età romana.
Postumo alla costruzione originaria della Chiesa è il campanile (sec. XII-XIII), la cui torre è di tipo benedettino e reca uniscrizione che fa riferimento alla famiglia patrona.
S. Michele: Già considerato dagli Ebrei il principe degli angeli, quindi il protettore del popolo eletto, appare sia nellAntico Testamento come il capo supremo dellesercito celeste che difende i deboli ed i perseguitati, sia nel Nuovo Testamento come vincitore dell'ultima battaglia contro Satana e i suoi sostenitori, indicati come il drago ed i suoi angeli (XII capitolo del libro dellApocalisse).
Per questo lArcangelo viene raffigurato con una spada che trafigge un drago.
I Longobardi una volta convertiti al cristianesimo, infatti, abbandonarono il culto del dio pagano Wotan per quello di S. Michele, al quale donarono in segno di protezione la città e le chiese del loro regno (cfr. Chiese a corte, S. Marcello, SS. Rufo e Carponio, Duomo, S. Maria delle Dame Monache).
Santa Maria
Abbate
La Chiesa di
Santa Maria Abbate ( ovvero San Leonardo-SantAnna comè anche ricordata)
presenta una pianta a tre navate scandite da colonne ( cinque per lato) ed
archi a tutto sesto, con abside tricora.
Una piccole torre campanaria è presente sullabside centrale, mentre
verosimilmente la zone retrostante doveva corrispondere ad una piccola sede
monastica.
I capitelli si presentano, in modo inusitato, disposti di profilo rispetto alla
navata, così da privilegiare la visione prospettica dellinvaso.
E da segnalare ladozione, già di per sé non comune, di un ordine ionico, non
privo di eleganza, nei capitelli fortemente semplificati e arcaicizzanti,
dotati di largo pulvino provvisto di una cornice di foglie di acanto che
richiamano il monumentale episodio ravennate del Battistero degli Ortodossi ( V
secolo) , che ha capitelli analoghi al secondo ordine, ma, nel nostro caso, con
una forte accentuazione della funzione del pulvino.
Sede parrocchiale nel secolo X, sarebbe stata una dipendenza dellabbazia di
San Vincenzo al Volturno.
Nell800 furono aggiunte le controsoffittature con banali ornamentazioni a
tempera; coevo è il modesto ma gradevole pavimento maiolicato.